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Ecobonus: la detrazione per il risparmio energetico

Come funziona l'ecobonus per le spese 2026 e 2027: 36% o 50% in dieci anni, chi può detrarre, quali caldaie sono escluse e la comunicazione all'ENEA.

In breve

L’ecobonus è la detrazione fiscale per i lavori che migliorano l’efficienza energetica di un edificio esistente. Per le spese del 2025 e del 2026 l’Agenzia delle Entrate indica il 36%, elevato al 50% se l’immobile è la tua abitazione principale; per il 2027 è il 30%, o il 36% per l’abitazione principale. La detrazione si sottrae dall’IRPEF o dall’IRES in dieci rate annuali di pari importo, e la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con una caldaia alimentata solo da combustibili fossili non è detraibile. Dal 17 febbraio 2023, in generale, non puoi più trasformare la detrazione in uno sconto in fattura.

La base giuridica e le aliquote

L’ecobonus è nato con la legge finanziaria 2007 ed è oggi disciplinato dall’articolo 14 del decreto legge 63/2013. La pagina esplicativa dell’Agenzia per il 2026 riporta in apertura un avviso: la detrazione si applica alle spese del 2025, del 2026 e del 2027, e la legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, articolo 1, comma 22, lettera a) ha fissato le percentuali qui sotto.

Pagamento effettuato nelAbitazione principaleAltri immobili
2025 e 202650%36%
202736%30%

Attenzione ai testi più vecchi: la stessa pagina, più in basso, descrive ancora un’aliquota del 65% per la maggior parte dei lavori e del 50% per infissi, schermature solari e alcune caldaie, per le spese fino al 31 dicembre 2024. Sono le regole precedenti e non valgono per i pagamenti fatti oggi. Per l’aliquota in vigore fai riferimento all’avviso in apertura e alla pagina tematica dell’Agenzia.

Un calcolo su queste aliquote ufficiali, non un preventivo: se nel 2026 paghi 20.000 € di lavori di efficientamento ammessi sull’abitazione principale, una detrazione del 50% vale 10.000 €, cioè 1.000 € all’anno per dieci anni. Lo stesso pagamento su una seconda casa al 36% dà 7.200 €, cioè 720 € all’anno. Le pagine consultate non dicono se la spesa abbia un tetto per ciascun tipo di intervento, quindi verifica il limite per il tuo lavoro con il tecnico prima di firmare.

Quali lavori rientrano

I lavori devono aumentare l’efficienza energetica ed essere eseguiti su edifici o unità esistenti, iscritti al catasto o per i quali è stata chiesta l’iscrizione. Vale qualsiasi categoria catastale, compresi i fabbricati rurali, e l’edificio può essere usato per un’attività d’impresa o professionale oltre che come abitazione. Un edificio nuovo non rientra. Due esclusioni valgono in ogni caso: la sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale con una caldaia unica alimentata a combustibili fossili è esclusa, e l’Agenzia precisa che per i pagamenti dal 1° gennaio 2025 la stessa esclusione è prevista anche per la detrazione per le ristrutturazioni.

Per i lavori sulle parti comuni di un condominio, o che interessano tutte le unità dell’edificio, l’Agenzia indica regole e aliquote diverse. La sua pagina descrive ancora percentuali più alte legate alla classe energetica raggiunta, calcolate su 40.000 € moltiplicati per il numero delle unità, e un’aliquota più alta dell’80% o dell’85% quando i lavori riducono anche il rischio sismico nelle zone sismiche 1, 2 e 3, su 136.000 € moltiplicati per il numero delle unità. La pagina riferisce queste aliquote ad anni passati, quindi chiedi al tecnico del condominio quale versione si applica all’anno del tuo pagamento prima che l’assemblea condominiale voti.

Chi può detrarre

La pagina tematica dell’Agenzia dice che la detrazione spetta a tutti i contribuenti, residenti e non residenti, che possiedono l’immobile interessato. Cita anche i titolari di diritti reali (come l’usufrutto), i condòmini per le parti comuni, gli inquilini e i comodatari, i familiari conviventi del proprietario o dell’inquilino (coniuge, componente dell’unione civile, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo) e i conviventi di fatto. Come per le altre detrazioni IRPEF, ne benefici solo se hai abbastanza imposta italiana da cui detrarla: verificalo con un commercialista, soprattutto se vivi all’estero.

Le pratiche

  • Pagamento: con bonifico bancario o postale che indichi la causale del versamento, il codice fiscale di chi detrae e il codice fiscale o la partita IVA dell’impresa pagata. La pagina dell’Agenzia sulle ristrutturazioni fissa questa regola, ed è quella da seguire anche per i lavori di efficientamento.
  • Comunicazione all’ENEA: per i lavori che fanno risparmiare energia o usano fonti rinnovabili, trasmetti i dati all’ENEA, l’agenzia nazionale per l’energia, tramite il portale telematico entro 90 giorni dalla fine dei lavori o dal collaudo. L’Agenzia precisa che l’invio mancato o tardivo non fa perdere, da solo, la detrazione. Per i lavori conclusi tra il 1° e il 22 gennaio 2026, e per quelli terminati nel 2025 con una parte della spesa pagata nel 2026, i 90 giorni decorrono dal 22 gennaio 2026, data di avvio dell’aggiornamento del portale.
  • Documenti: conserva fatture, ricevute dei bonifici e i documenti tecnici preparati dal tuo tecnico. I titoli abilitativi per i lavori sono trattati in permessi per ristrutturare: CILA e SCIA.

Sconto in fattura e cessione del credito

Dal 17 febbraio 2023 il decreto legge 11/2023 ha eliminato, in generale, la possibilità di scegliere lo sconto in fattura o la cessione del credito per i lavori di efficientamento energetico, salvo i casi particolari elencati nell’articolo 2 dello stesso decreto. Diffida di qualsiasi offerta di lavori energetici « gratis » che non indichi su quale di questi casi particolari si basa.

Il rapporto con gli altri incentivi

L’ecobonus si affianca alla detrazione per le ristrutturazioni (bonus ristrutturazione) e a quella antisismica (sismabonus). Il Superbonus, che arrivava fino al 110%, è terminato per le spese successive al 31 dicembre 2025 (che fine ha fatto il Superbonus). Non detrarre la stessa spesa con due agevolazioni; chiedi al tuo consulente quale si adatta al lavoro.

Quanto costa

L’incentivo in sé non ha costi. Metti in conto i lavori, l’asseverazione del tecnico energetico quando è richiesta e il tempo per la comunicazione all’ENEA. La legge non fissa tariffe per i tecnici; il compenso si concorda prima ed è obbligatorio un preventivo scritto con tutte le voci di costo (vedi come incaricare un geometra, un architetto o un ingegnere).

Quali professionisti consultare

Un architetto o un geometra con competenze in certificazione energetica può dirti quali lavori rientrano e preparare i documenti tecnici. Un commercialista conferma quanta imposta italiana puoi compensare. Se stai comprando, il notaio legge l’atto e le dichiarazioni del venditore.

Domande frequenti

Qual è l’aliquota dell’ecobonus per il 2026?

Il 36%, o il 50% se l’immobile è la tua abitazione principale, secondo l’Agenzia delle Entrate.

E per il 2027?

Il 30%, o il 36% per l’abitazione principale.

Posso sostituire la caldaia con l’ecobonus?

Non con una caldaia unica alimentata solo a combustibili fossili: l’Agenzia la esclude.

La detrazione è ripartita nel tempo?

Sì, in dieci rate annuali di pari importo.

Devo fare la comunicazione all’ENEA?

Per i lavori che fanno risparmiare energia o usano energia rinnovabile, sì, entro 90 giorni dalla fine dei lavori, anche se un invio tardivo non fa perdere da solo la detrazione.

Informazioni generali tratte dalle fonti ufficiali citate e datate in questa pagina. Non è una consulenza legale, fiscale o finanziaria: per la tua situazione, rivolgiti a un professionista abilitato.

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Fonti

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